Abbonamenti, disdette e penali: una tipica puttanata italiana

Era un brutto pomeriggio di Gennaio, di quelli nel bel mezzo della sessione invernale, quando decisi di chiudere il libro e prendermi una pausa. Accesi il computer e feci un errore che avrebbe compromesso il resto della mia giornata.

Aprii il mio home banking. Notai nell’estratto conto la classica riga rossa. Era la rata bimestrale della Fastweb. Ma non era la solita rata, era raddoppiata. Andai a cercare il contratto stipulato con questi onesti signori circa un anno e mezzo prima e lo lessi tutto. Dopo non so quante pagine, c’era una riga, di quelle piccole piccole, insomma, di quelle che ci mettono per prenderci per il culo. C’era scritto che dopo 18 mesi la promozione sarebbe scaduta e il costo mensile sarebbe tornato quello “standard”.

Presi il telefono incazzato come quando il Milan regalò Pirlo alla Juventus e composi il loro numero. Ero convinto di rescindere il contratto e congedarmi con un bel “vaffanculo” proveniente dal più profondo del cuore. Ascoltai un paio di volte la loro insopportabile musichetta, fino a quando sentii la solita voce della Natascia di turno che rispondeva da qualche paese dell’Est, quelli dove le Natascie di turno vengono pagate una miseria per prendersi gli insulti degli abbonati incazzati.

  • Buonasera, sono [la Natascia di turno], come posso esserle utile?
  • Buonasera. Voglio disdire il contratto.
  • Perché?
  • Pago troppo.
  • Ok, procedo subito… (Pausa tattica)… lo sa che dovrà pagare più di 200 euro, vero?
  • @&#$£% ma non dovevano essere 86? Sul vostro sito c’è scritto così!
  • Sì, ma ci sono anche i costi d’attivazione, che lei dovrebbe pagare perché sta rescindendo il contratto prima della sua naturale scadenza, fra sei mesi.
  • Ma invece che disdire potrei adeguare il mio abbonamento?
  • Certo, le posso passare il reparto commerciale.
  • Sì, va bene. Comunque so che lei fa solo il suo lavoro e viene pagata pure poco, ma la differenza tra i ladri e voi sta solo nel passamontagna.
  • Mi dispiace signore. Trasferisco la chiamata alla mia collega. Buonasera.

Musichetta… musichetta bis…

  • Salve, sono [la Natascia di turno bis], come posso aiutarla?

Ti risparmierò le chiacchiere. Alla fine mi hanno adeguato il contratto, anche se è rimasto caro. Ma perché in Italia se si fa un abbonamento si è prigionieri per anni? Perché c’è pure il 41 bis? Perché per fare una disdetta si deve pagare una penale che equivale a 2 anni di abbonamento?

Proverò a spiegartelo, e proverò anche a spiegarti perché Netflix ha così tanto successo.

Perché porca puttana per abbonarsi a Netflix ci vogliono 3 click e per disattivare l’abbonamento solo 2. Nessuna attesa per parlare con un’operatrice albanese. Nessuna raccomandata. Niente. Solo film di ottima qualità e un algoritmo che mi fa vedere qualunque cosa anche quando la connessione a Internet è talmente lenta che rimpiango il vecchio modem che una decina d’anni fa faceva strombazzare il telefono di casa.

Cosa dice la legge?

La legge che regola Telefonia fissa e mobile, Adsl e fibra ottica è la Legge Bersani (40 del 2007) e recita così:

“I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore, e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni”

Belle parole, peccato che le maggiori compagnie (Tim, Wind, Tiscali, Vodafone, Teletu, Tre, Fastweb, Mediaset Premium, Sky e compagnia bella) le disattendono sistematicamente tramite trucchi e trucchetti che gli permettono di farci pagare attivazioni, disdette e passaggi ad altri operatori.

Fatta la legge trovato l’inganno

Come nel caso del famoso “finanziamento pubblico ai partiti”, dell’ICI/IMU/IUC e di chissà quale altra incomprensibile sigla, in Italia siamo bravissimi a girare attorno agli ostacoli cambiando i nomi delle cose, come se i cittadini fossero cerebrolesi (forse lo siamo realmente, visto che non ci ribelliamo). L’escamotage utilizzato dalle compagnie telefoniche è stato quello di appellarsi alle linee guida pubblicate nel 2008 dall’Agcom, in cui è scritto che gli unici importi ammessi in caso di recesso sono quelli “giustificati” da “costi” degli operatori.

Così hanno pensato bene di giocare sulla parola “costi” invece che “penali”, bypassando la Legge Bersani.

Negli ultimi tempi, molti utenti si sono rivolti all’Agcom, così l’autorità a Marzo 2013 ha approvato una delibera che avrebbe dovuto rendere più stringenti le norme. In realtà non è mai stata operativa.

I trucchi più diffusi

La “scusa” più diffusa, da parte delle varie compagnie, è quella dei costi di disattivazione dell’abbonamento, il che, nell’era digitale, in cui è possibile rescindere tutti i contratti di questo mondo con un click, suona molto come una dichiarata presa per il culo. Questi costi, in media si aggirano tra i 50 e i 100€.

Un altro trucco molto diffuso è quello di far pagare, in caso di rescissione anticipata del contratto, i costi di attivazione e perfino del router. Costi che nelle pubblicità che vedi ogni giorno non sono neanche minimamente citati.

Come difendersi?

Purtroppo, come in molti casi, una volta messa la firma, o pronunciato e registrato il famoso “Sì” (che condanna più di quello pronunciato davanti all’altare), siamo impotenti. Quello che possiamo e dobbiamo fare è leggere per bene i contratti prima di stipularli. Sì lo so, sono lunghi pagine e pagine e sono scritti piccolissimi, anche questo è un vecchio trucco, ma ne vale della nostra libertà e del nostro portafogli.

Se fossimo in un paese civile, potremmo appellarci e sperare che le cose cambino. Purtroppo non lo siamo.

La tua opinione

Scommetto che anche tu qualche volta hai avuto a che fare con questi loschi individui. Raccontami la tua esperienza nei commenti e ti aiuterò ad imprecare selvaggiamente.

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1 Comment

  1. Posso considerarmi una stra-fortunata 🙂 fino ad ora non mi è mai successo di incappare in questo genere di problemi, ma leggere certamente aiuta a prevenire. L’unica cosa da fare, anche se ahimè risulta di una noia abissale, è come dici bene tu “leggere per bene i contratti prima di stipularli”, anche le famose righe “tranello” piccole piccole….

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